miscellanea

INDICIBILE...La mostra di Filippo Rossi a Palazzo Medici a Firenze. Esperienza personale di M.M.

Caro Filippo, ieri sono finalmente andata a palazzo medici riccardi a vedere la tua mostra....: c'è solo una parola: indicibile. D'indicibile Bellezza, ma in ogni caso ci provo a dirti qualcosa....! Ti dirò che appena sono entrata in quelle sale, ho avuto come la sensazione di un tuffo, un tuffo nella grazia e nell'amore di Dio. E poi il silenzio....il silenzio in cui passa la grazia, sulle nostre rovine, il silenzio in cui l'amore - il Tutto nel frammento - passa con ritmo di danza....sulle nostre "sciagure umane", per dirla con Foscolo. Alcune opere sono segno chiaro della gioia, di un arcobaleno di alleanza, di un gorgo di Bellezza, nella festa iridata dei colori; altre sono drammaticamente la riprova della "gloria di Dio nella Croce di Cristo", come poi ho sentito a Messa, guarda caso (!) subito dopo....Ho sentito una particolare attrazione per quell'opera di vago sapore "alla Burri", con "le ferite che son già feritoie" - ma mentre la gente lo dice anche troppo spesso, facendone uno slogan, tu lo mostri nella sua indicibile Bellezza di mistero, oserei dire, nella sua realtà....Ho sostato anche a lungo di fronte a una tela con la Croce - quella arrossata, su un fondale pallido - e di fronte ai presunti marmi visti come dall'alto...ma parlare in termini figurativi, lo so, non ha alcun senso, perché nel tuo discorso siamo nell'oltre di Dio, siamo negli abissi di quell' Amore che tu contempli durante le tue silenziose adorazioni notturne, siamo nel mistero del Paradiso, dove aleggiano folate sospese e danzanti di luce pura, di grazia indicibile....e dove però, oltre agli spazi siderei di blu, ci sono anche ricordi - forse - del mausoleo di Galla Placidia e di Sant'Apollinare in classe....penso che a Leopardi sarebbe molto piaciuta una mostra come la tua! "Or dove è il grido di quei popoli antichi?", si chiedeva lui. E tu ce lo fai vedere, avvolto nel silenzio stupito di un oltre che questo grido non immaginava. Mi piacciono queste intuizioni di una grazia che supera ogni peccato, che vince ogni abisso di morte, che "tutto ama, tutto copre, tutto spera, tutto sopporta", come scrive san Paolo nella sua Lettera ai Corinzi. Mi scuserai le approssimazioni, ma vado a braccio, cercando di raccogliere le risonanze di ieri. Ti dirò che, approfittando che ero solissima, senza custodi attorno e ho toccato il presunto marmo e mi son stupita davvero di sfiorare un materiale così povero come cartone e polistirolo! Ho poi "rivisto" il disco di Luce che mi inondò, mentre ancora dormivo, la mattina del funerale di mio padre. Un disco di Luce che mi abbracciò così forte da farmi svegliare, mentre - affranta nel mio dolore - dormivo pesantemente. E mi son chiesta:"perché di fronte a quel disco c'è una ruga, una ferita che attraversa tutta la tela?" Me ne sono venuta via con la sensazione di aver pregato, di essermi immersa nel silenzio, nel Suo silenzio. Ed è stato tutto molto bello, Filippo. Tu continua, ti prego, al di là della solitudine, del "tormento" creativo che tutto questo comporta. E ricevi la mia gratitudine di creatura, che non credeva che fosse possibile parlare di Dio utilizzando un'arte così moderna. T'incoraggio a restare in questo salto oltre le cose...