miscellanea

G. Gardini. Filippo Rossi- Il Colore del Silenzio

"Quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo”. Galati 6, 14 E’ la croce il cuore pulsante dell’opera di Filippo Rossi. Osservando, con sguardo retrospettivo, la sua produzione pittorica, appare immediato come la croce sia maturata e cresciuta fino a diventare l’elemento unificante della sua esperienza artistica nel quale tutto inizia e trova pienezza. Nata come un segno grafico essenziale, quasi accennato, essa si è manifestata in tutta la sua leggibilità nella potenza dell’oro e nella compiutezza della forma. La croce è legno, fuoco, sofferenza, oro, luce sfolgorante che sovrasta la notte. La croce per Rossi è esperienza di fede, radicamento profondo nella parola evangelica. La croce è esperienza liturgica. La croce è esigente misura di vita. La croce è al centro della mostra Il colore del silenzio: gloriosa nell’oro sfolgorante, essa emerge solenne e smisurata da un fondale nero e profondo. Il braccio orizzontale, ampio e lunghissimo, diventa un abbraccio nel quale trovano spazio vivaci e innumerevoli colori che indicano simbolicamente l’intera umanità che in Cristo, e solo in lui, è accolta e ricapitolata. Filippo Rossi è un attento scrutatore dell’arte cristiana intesa non solo come storia ed evoluzione di stili, ma come sintesi sapiente e amorevole della fede della Chiesa che nei secoli è stata trasmessa alle generazioni: nel suo studio traboccante di tele, acrilici, pennelli, spatole, appunti e schizzi trova spazio una libreria carica di volumi dai titoli più svariati quasi a voler evidenziare come l’opera d’arte sia amore della conoscenza, e infaticabile ricerca della Verità che è Cristo. Il suo lavoro trova respiro nella tradizione della Chiesa: questa croce sgargiante d’oro e di vernici ne è l’esempio più vero. Essa riattualizza le grandi croci gemmate del V e VI secolo, ricche di pietre preziose e di perle, sintesi assoluta di passione e gloria, morte e vita, oggetti fede e devozione presenti nei maestosi catini absidali e sugli altari delle chiese dalle croci delle Basiliche di Santa Pudenziana e di Sant’Apollinare in Classe che troneggiano nelle antiche absidi, alla splendida croce vaticana donata nel VI secolo dall’imperatore Giustino II alla chiesa di Roma. I colori della croce riecheggiano nei nove quadri in mostra, accesi nelle loro cromie: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco violetto, bianco, nero. Essi sono nati insieme, come progetto unitario, quasi un’emanazione della grande croce, come se da essa fossero stati generati. Ciascun’opera accoglie in sé lo stupore di una vita nuova e irripetibile dove ogni segno o graffio, increspatura o variazione di tono, solco o grumo rimandano alla complessità che ogni esperienza umana porta con sé. Questi nove quadri che evocano la molteplicità del vivere umano sono attraversati, e così unificati, da luminose lamine d’oro, leggere, come sospinte da una lieve brezza, fuoco di Pentecoste, potente presenza dello Spirito Santo. Chiude, o apre, la mostra una imponente colonna di tre metri realizzata con numerose sezioni di legno d’abete: è la colonna di fuoco che ha guidato il popolo di Israele nel deserto (Esodo 13, 21), essa è Cristo che sulla croce vince le tenebre del peccato. Ogni disco, contraddistinto dall’oro e da un colore ogni volta diverso, reca incisa in varie lingue la scritta “Io credo in Dio” dove la distanza tra i popoli e le culture è accorciata e vinta dall’unica fede e dall’amore per il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ogni anello ruota su se stesso, un gesto semplice che accenna allo scorrere del tempo o al gioco allegro di un bambino. La mostra inizia e termina con un gesto, un segno umile e silenzioso, carico di attesa e gratitudine che precede la parola nella contemplazione graziosa del mistero insondabile di Dio. Giovanni Gardini Consulente per i Beni Culturali della Diocesi di Ravenna-Cervia