miscellanea

M. Ferrari, Filippo Rossi - I Colori del silenzio.

Gesù amava la bellezza! Certamente prima di ogni altra cosa era un uomo dalle relazioni belle e profonde. Basta leggere i Vangeli per vedere quanto egli tenesse alle persone che incontrava sulla sua vita. Molte persone incontrando Gesù hanno potuto sperimentare la possibilità di vivere meglio, si sono sentite rivolgere una parola di libertà, di consolazione, di speranza. Tuttavia Gesù amava anche le cose belle! Egli aveva la sensibilità di lasciarsi toccare da ciò che i suoi occhi vedevano. Sapeva guardare i gigli del campo e osservare la bellezza del “vestito” con il quale il Padre celeste li aveva rivestiti: un abito più bello e splendido di quello di Salomone, il re ricco e sapiente per eccellenza (cf. Mt 6,28). Sapeva osservare i campi che biondeggiano nel tempo della mietitura e farne un segno per annunciare il tempo della salvezza ormai alle porte (Gv 4,34). Gesù era anche un uomo attento alla bellezza dei gesti compiuti intorno a lui. Normalmente gesti umili e inosservati dalla maggior parte delle persone, che tuttavia egli non si lasciava sfuggire. Ad esempio un giorno osservò una povera vedova che gettava due spiccioli nel tesoro del tempio insieme a tanti ricchi che ne gettavano molte (cf. Mc 12,42) e commentò dicendo che essa aveva donato più di tutti. In un'altra occasione lodò il gesto di una donna che cosparse i suoi piedi con olio profumato di grande valore (Mc 14,3; Gv 12,3). Di fronte a quel gesto che aveva scandalizzato alcuni dei presenti, Gesù si mise dalla parte della donna dicendo che ovunque sarebbe stato annunciato il vangelo si sarebbe ricordato quel gesto in memoria di lei (Mc 14,9). Gesù sapeva cogliere la gratuità dei gesti e delle cose. Ogni opera d’arte è custode della bellezza della gratuità che in fondo è il cuore del Vangelo e delle Pasqua: una vita “sprecata” per la vita degli altri. Per questo la liturgia e il linguaggio cristiano hanno sempre trovato nell’arte uno dei canali privilegiati per dire la fede. Anche la vita monastica è custode di questa bellezza e gratuità: un po’ come il gesto della donna che getta nel tesoro del tempio tutto ciò che ha per vivere. I monaci vogliono fare della loro esistenza come un’opera d’arte: un dono gratuito e inutile. Non a caso anche i luoghi dove i monaci hanno scelto di abitare sono spesso circondati di bellezza sia nella natura, nelle cose, nelle relazioni, nei gesti. Ospitiamo a Camaldoli nella Foresteria del Monastero la mostra “Colori del Silenzio” di Filippo Rossi. La mostra si inserisce in due momenti significativi della vita della Comunità di Camaldoli. Innanzitutto siamo negli ultimi mesi delle celebrazioni del Millenario di Camaldoli. Infatti è dal 1012 che in questo luogo vive la Comunità monastica dell’Eremo e del Monastero fondata da San Romualdo un monaco benedettino proveniente da Ravenna. Mille anni di vita monastica ma anche un millennio di bellezza legata alla foresta che i monaci hanno piantato e coltivato, alle opere d’arte che lungo i secoli hanno arricchito l’Eremo e il Monastero. Inoltre la mostra si colloca nei mesi estivi quando a Camaldoli nella Foresteria del Monastero è particolarmente viva l’accoglienza degli ospiti per incontri di carattere spirituale e culturale. Si tratta di momenti di incontro e di scambio che partecipano di quella bellezza e gratuità che caratterizzava gli incontri di Gesù. In particolare in questo periodo si colloca la Settimana Liturgico-Pastorale che ha da anni cercato di lasciare sempre uno spazio significativo al rapporto tra liturgia e arte. E’ significativo che l’autore abbia voluto chiamare la mostra di Camaldoli “Colori del Silenzio”. Infatti l’Eremo e il Monastero hanno voluto essere lungo i secoli “luoghi del silenzio” e ancora oggi lo sono per i monaci che qui vivono e per gli ospiti che vengono per condividere il silenzio, la preghiera, la riflessione. “Colori del silenzio” è una parola silenziosa che si pone in continuità con una lunga storia millenaria e soprattutto un’occasione per tutti gli ospiti e visitatori di Camaldoli per lasciarsi coinvolgere in quella bellezza e gratuità che ha il profumo del vangelo e che Gesù sapeva contemplare nelle cose semplici e negli incontri quotidiani della sua vita. Matteo Ferrari OSB Comunità di Camaldoli