miscellanea

Timothy Verdon, 'Cristo nell'arte europea', Mondadori Electa 2006. pp. 36-42

...'La muta eloquenza del signum crucis, per molti secoli subordinata al naturalismo degli affreschi di Assisi e dello stile che da essi scaturisce, echeggia di nuovo nell’arte degli ultimi settant’anni, di forte indole astratta. Ne cogliamo la forza nel commento di un pittore contemporaneo, Filippo Rossi, al proprio ‘Trittico della Misericordia’, eseguito nel 2005 (fig. 27). “Volevo realizzare un lavoro a soggetto sacro e ho iniziato pensando subito alla Crocifissione”, scrive l’artista; spiega poi che desiderava far emergere soprattutto un aspetto teologico del tema, Cristo crocifisso come espressione della misericordia di Dio verso l’uomo peccatore. Indica accuratamente le ragioni della sua scelta di un linguaggio non figurativo: “Volevo la croce stessa, al contempo ben visibile ma non invasiva, riconoscibile ma non subito; quello che cerco nei miei lavori è infatti una richiesta di sosta davanti all’immagine, così che l’opera, all’inizio affascinante per colori e composizione, acquisti anche ‘senso’ ad una più profonda lettura. Il trittico - 3 pannelli, ciascuno di 60 x 120 cm ?" nasce, quindi, con lo scopo di illustrare l’immensa misericordia che Cristo Gesù sul Golgota - alla fine della sua dolorosa Passione ?" mostra ad un ladro. La scena fa riferimento al capitolo 23 versetti 39-43 del vangelo di Luca”. Poi, con parole che echeggiano Rabano Mauro e la logica del carmen figuratum, Rossi illustra il rapporto tra materia e forma nella sua raffigurazione del Verbo fattosi carne che si offre sulla croce: “La chiave di lettura di tutto il trittico è la singola tavola, in questo caso di legno, che nei miei lavori rappresenta spesso l’anima dell’uomo. La ruvidezza, creata da più incollature di carta e nastro, trasmette le difficoltà, le angosce, ma soprattutto il peccato che avvolge l’anima. Parimenti, una superficie levigata, o realizzata senza l’uso della carta, denota la Misericordia, la Grazia, che Dio effonde su di noi esseri umani. Tendo a rappresentare la Misericordia con la foglia d’oro puro quando scaturisce direttamente dal Signore ed in tinta color oro quanto più si allontana dalla sua essenza”. Infine - notando che in quest’opera commissionata per un situazione specifica “ho dovuto tener conto della forte geometria della stanza e dei toni caldi e ruvidi circostanti” -, l’artista narra il senso religioso della sua immagine, inseparabile dalla materia da cui essa è plasmata: “Abbiamo Cristo in croce, nel pannello centrale. Più precisamente è rappresentato ?" sotto forma di ‘Veronica’ - il suo costato, da cui secondo il vangelo, è scaturito sangue e acqua, come fonte di misericordia per noi. La croce stessa si fa Grazia e Misericordia che si espande come l’onda, fino ad invadere i due pannelli laterali: il pannello di sinistra, dove l’atteggiamento del ladro impenitente - rannicchiato, piegato su sé stesso e volgendo le spalle alla divina misericordia - crea il buio dentro di lui, impedendo alla luce di penetrare; e il pannello di destra, dove il buon ladrone, ammettendo il suo peccato, si apre alla misericordia divina ed è immerso in quell’oceano di compassione che scaturisce dalla parola del Cristo: ‘Oggi, sarai con me in Paradiso!’ (Luca 23,43)”. Ora, tenendo fermo il concetto primario della rappresentazione ?" che cioè la tavola rappresenta l’anima ed i suoi rilievi il peccato -, si vede che il ladrone di sinistra non era assolutamente ‘cattivo’: la superficie lavorata è abbastanza piana, non molto in rilievo e non estensiva con la tavola. Tuttavia è scura, marrone tendente al cuoio: un colore impastato di fanghiglia, di mota sporca, che non permette infiltrazioni di luce (la sua colpa più grande è stata quella di non fidarsi della misericordia di Dio, diventando incapace di vedere la vera luce proprio accanto a sé.) La situazione si ribalta invece nel pannello di destra. L’anima è completamente immersa nei peccati, devastata: la carta ha creato dei solchi impossibili da appianare e neppure un centimetro della tavola è libero di carta. Avviene però un miracolo: il ladrone, riconosce il suo peccato e aprendosi con fiducia a Cristo, viene inondato dalla misericordia divina che lo rende, all’istante, completamente permeato dalla luce”.